Passa ai contenuti principali

Essere autonomi: costi di inizio attività e gestione

  Tra le tante cose che come autonoma ho inserito per i codici ATECO, l’attività principale è quella che più mi interessava a livello di analisi e aggiornamento professionale.  Si tratta di organizzazione e gestione non solo di quello che avevo costruito come artista visuale, ma anche e specialmente di un importante passo verso consulenze a terzi.  Tra le tante analisi fatte in questi anni di attività autonoma ritengo di particolarmente interesse i costi di inizio attività e le spese di gestione dell’attività.  I costi e la gestione non sono indifferenti e sono essenziali per capire le probabilità di reggere non solo al mercato nazionale ma anche e specialmente al mercato globale. È anche un modo per valutare i possibili guadagni commisurati alla gestione nel tempo e per valutare la praticabilità dell’autonomia lavorativa. Sia in caso di inizio che di gestione, il costo principale è la sede ufficiale sia che sia studio o ufficio.  Per un autonomo un ufficio semp...

Criticismi architettonici

 

Nel loro sviluppo, le arti come il pensiero, sono sempre state influenzate dalla società che le ha generate ma l’architettura e l’urbanistica per il fatto di essere spazi vissuti ne hanno maggiormente sentito il peso. 

L’architettura non è una mera rappresentazione, né della società né tanto meno delle tendenze estetiche del momento, ma fa uso della rappresentazione per farsi comprendere, nell’interpretazione che fa delle necessità della società a cui appartiene. Non è un assemblaggio di immagini atte a vendere un prodotto, ma usa le immagini per farsi codificare dallo spettatore, sia esso il committente sia esso il fruitore. Essa è un’interpretazione aggregata di spazi, percorsi e funzioni, connessi tra loro in modo da generare volumi e forme, non fini a se stesse, ma in un complesso disegno di colori, luci ed ombre. 

Nella critica architettonica non può dunque esserci un’ennesima interpretazione, non avrebbe senso. Essa deve essere giudizio analitico, su come il progettista abbia operato tenendo conto delle esigenze sociali e culturali del momento, non può dunque limitarsi ad elencare le scelte del progettista, da quelle tecniche a quelle estetiche, senza dire quanto il progetto nel complesso sia in simbiotica armonia con la contemporaneità. La critica deve rappresentare il punto percettivo del fruitore dell’opera, che se anche si interroga sulle modalità realizzative e costruttive, si pone con occhio curioso come indagatore della spazialità, delle forme e dei colori. 

L’architettura non può essere definita bella o brutta senza avere la coerenza di proporre un termine di paragone, un termine di paragone che non è il comune senso dell’estetica, forse sarebbe più giusto dire se un’architettura è riuscita o non riuscita nell’essere opera architettonica. 

Parlare di progetto spesso porta ad identificarlo con il progettista, sarebbe più logico parlare di intervento progettuale perché porterebbe l’accento sul complesso dell’intervento e non sull’opera in sé, che anche se firmata da un nome altisonante non sempre risulta un intervento valido. Una pianta ed un prospetto non avrebbero senso se non fossero viste in un’ottica aggregata di volumi, un edificio non ha senso isolatamente, ma solo nella complessità del luogo che lo accoglie. 

Fare critica su un’architettura del passato risulta sicuramente più facile di quella attuale, le architetture del passato spesso venivano realizzate su assi e simmetrie, oggi, l’architettura tende ad annullare il discorso assiale e simmetrico proponendo un intreccio di assi e l’asimmetria come linguaggio, ma il nocciolo della questione architettonica è sempre lo stesso: lo spazio e la sua percezione in termini di fruizione ed impatto estetico-visivo

La difficoltà a decifrare il linguaggio architettonico attuale fa spesso interpretare le architetture in termini più tecnici, o all’opposto poetici, senza parlare di qual è il rapporto dell’architettura con l’uomo, la società e l’ambiente. 

Le scelte progettuali non sono solo scelte dettate da tecnicismi ma hanno afferenza con la cultura propria del progettista, e come la cultura in ognuno di noi accresce e muta il nostro pensiero in un percorso di maturazione, anche per il progettista l’evoluzione è un continuo ciclo di autocritica, revisione e ricostruzione della sua architettura, egli interpreta ciò che la società richiede per il suo vivere quotidiano dalle esigenze più comuni a quelle più colte in un percorso di maturità personale e di maturità della società. 

La storia, le tecnologie, l’ambiente, l’essere uomo, la società in cui vive e le regole che la fanno comunità civile, scandiscono non solo i processi di maturazione del pensiero dell’uomo ma anche il suo rapporto con l’architettura e l’urbanistica, e questo il progettista, ma anche il critico, non possono dimenticarlo. 

L’architettura è interazione ed integrazione di un edificio con il luogo in cui viene realizzato; è interazione ed integrazione dell’uomo con l’edificio, e dell’uomo con l’ambiente; è interazione ed integrazione dell’individuo con la società; quando tutto questo non c’è non si può spostare l’interesse alla tecnica e all’estetismo che se anche siano interessanti fanno dell’architettura un’arte fine a se stessa e a chi l’ha progettata. Tanto più un progettista è capace di far interagire un’opera con tutto il resto, tanto più si potrà considerare l’opera riuscita. 

Se lo stesso problema viene poi posto in una scala urbana, più ampia del singolo intervento progettuale, ci si accorge come spesso tutto questo sia sentito ma disatteso, così che, non c’è da meravigliarsi che l’uomo non riesca a ri-appropriarsi dei luoghi in cui vive e li senta estranei.

Testo critico inedito partecipante al concorso "PresS/Tletter di critica d'architettura" – anno 2007

Commenti

Post popolari in questo blog

Appunti di percorsi creativi: "Il pensiero sotteso al design"

  Ricominciare a scrivere dopo un lungo silenzio ed una presa di distanza dal mondo della scrittura vuol dire ritornare sui propri passi e non è facile, specialmente se sei un creativo visuale che usa la scrittura per lo stretto necessario a spiegare i propri progetti.  È difficile dover spiegare a chi ti legge i motivi per cui hai deciso di aprire una pubblicazione sul web, o non pensare al modo come veicolare gli argomenti di cui volta per volta andrai a trattare sapendo a priori che non sono argomenti comuni ma sono piuttosto rivolti a poche persone.  Penso che il primo post deve essere una prefazione su ciò che vorremmo scrivere nei post successivi. Deve rappresentare la nostra linea immaginaria su cui appuntare gli argomenti di cui vorremmo parlare, un riferimento per tutte quelle volte che perdiamo di vista lo scopo per cui si scrive, un appunto da rileggere ogni volta che vengono a mancare le motivazioni per continuare, un assunto da rivedere al bisogno per riorgan...

Design: la produzione che non dimentica il consumatore

    Ho imparato dalla creatività e dal design che il mercato spesso non segue ciò che alcuni pretendono di conoscere.  Un esempio lampante è che in casi di recessione economica le persone tendono a non spendere i soldi per cose superflue ma riducono la loro spesa all’essenziale. Neanche il famoso free raccoglie in taluni casi il consenso previsto in quanto spesso il settore fa gola ad eccessiva pubblicità, schemi piramidali o altre cose non lecite.  È dunque capitato di scoprire che nell’analisi di mercato o del marketing per il pre-arrivo di un lavoro di arte o un progetto di design talune volte le cose che pensavi non potessero piacere raccolgono più consenso delle cose che invece credevi avrebbero ottenuto il consenso.  Come sanno bene le aziende che producono oggetti di uso comune lo studio del mercato prosegue anche dopo la messa in produzione e la conseguente commercializzazione del prodotto.  Lo studio si amplia a cosa cerca il consumatore, cosa piac...

Astratto W | La città dei cubi Nr 1: l’antefatto...

  Nella introduzione a questa pubblicazione ho appuntato una serie di argomenti su cui scrivere futuri testi. A tutti i creativi la richiesta principale è di scrivere sull’antefatto del proprio lavoro perché l’autore è sempre quello che meglio può spiegare il proprio lavoro.  Cominciamo con Astratto W | La città dei cubi.  Ho già spiegato in un post precedente che il progetto nel complesso  avrebbe dovuto fare una cosa diversa, ma come sanno bene i programmatori creativi non sempre con i codici di programmazione creativa funziona così.  Da dove nasce la città dei cubi?  Essa nasce dall’analisi morfologica e dalla trasformazione delle città nel tempo. La versione creativa è un modo artistico di spiegare tecniche che in architettura e urbanistica potrebbero essere ostiche.  La prima città che ho immaginato è Astratto W | La città dei cubi Nr 1, ossia la città a griglia che in urbanistica è un reticolato di tracciati viari che si incrociano in modo ortogo...