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Privacy by design: la progettazione a favore della privacy

  Le leggi sulla privacy non bastano quando si parla da un punto di vista tecnico e di progettazione di applicazioni informatiche, perchè non tutti i dati, e neanche tutti i cookie, sono essenziali.  Come utente e beta tester, in alcune piattaforme online, mi sono occupata di questo punto in particolare dal punto di vista tecnico.  Scaricare sempre e solo sugli utenti la questione, non è la giusta direzione, e neanche bloccare l’accesso ad un servizio per non aver accettato cookie per finalità di marketing è corretto.  L’aspetto da tecnico anche in ambito beta è più complesso.  Siamo ormai, in particolare in alcuni ambiti professionali, immersi quotidianamente nelle tecnologie e conviviamo in molti casi con loro anche di notte.  La tecnologia in molti casi interagisce con le tecnologie vicine e necessita di interoperabilità. Questo punto non vuol dire che sia necessario far passare tutto, ma bastano i dati personali essenziali e l’autorizzazione dell’utente...

Arte e design: una visione e non solo un prodotto da consumare

 

Se pensi che l’arte sia un prodotto da consumare piuttosto che da apprezzare probabilmente stai leggendo il post della persona sbagliata, stai guardando l’opera sbagliata o stai seguendo la corrente artistica sbagliata. 

Di arte finalizzata a creare eventi mondani con la sola finalità di allungare l’elenco dei possibili venditori ne abbiamo tanti, motivo per cui vedo in questa operazione del tutto e subito in tempi rapidi una semplice attività di marketing o un evento di aggregazione volto a far raggruppare alcune persone per tale scopo. 

Ricerche di mercato dicono che il settore creativo è un settore che crea posti di lavoro e sarà dunque per questo motivo che in questo settore ci finiscono tutti e spesso sono solo persone che si sentono tali e ambiscono a essere l'ultima notizia del settore sul web o della stampa. 

Cosa sarebbe in realtà l’arte in una operazione di marketing? 

Un evento con annessi e connessi senza una reale risposta alla vecchia parola ARS. Un modo per tenere occupati un certo numero di persone in un tale luogo ed in una tale data allo scopo di far vedere che va tutto bene nel mondo dell’arte. 

In realtà è la dimostrazione per l’ennesima volta di non volere cercare qualcosa di diverso ma di seguire un merchandising forzato su un settore che non guarda alla realtà attuale ma è un tentativo di stare ai passi con tutta la storia dell’arte di cui ha perso il reale valore. 

Se uno pensasse all’arte come era una volta allora dovremmo ricoprire le nostre pareti di opere d’arte ed invece molte volte vediamo solo stampe o copie di altri e mai qualcosa di nuovo. 

La novità è ben lontana da quella che vediamo. 

Se pensiamo alla creatività come settore di affiancamento alla produzione di oggetti o fashion quotidiani vediamo che molto spesso i pattern sono classici. 

Questi pattern non sono sbagliati, ma se guardiamo all’artigianato, i nuovi artigiani digitali continuano a rieditare il vecchio senza innovare nonostante le tecnologie. Sembrano una copia di vecchi pattern artigianali appartenenti alla tradizione che invece sono patrimonio immateriale trasmesso spesso nelle botteghe artigiane da padre in figlio. 

Dal punto di vista della sicurezza cibernatica che si occupa della parte oscura della rete e della società compreso il marketing illegale e il finanziamento di operazioni illegali ai danni dei creativi vedo una cosa totalmente diversa che a molti sfugge. 

Può sembrare cattivo ma l’arte è un bene rifugio che piace non solo ai collezionisti ma anche ad altre persone, e il design rimane sempre il target preferito degli illegali e della concorrenza sleale come molti ricordano di una vecchia soap opera. 

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