È chiaro che se ci sono aziende che offrono un CCNL a tempo indeterminato tutti preferiscono questo tipo di lavoro in cui la componente fiscale è principalmente del datore di lavoro e al lavoratore è chiesto solo di lavorare sulla sua mansione per il monte di ore settimanali classico più eventuali straordinari.
Può capitare che l’azienda fallisce e quindi il lavoratore debba cambiare mansione ma prima del cambio ci sono ammortizzatori sociali come la mobilità che nel lavoro autonomo non esistono.
Le nuove figure professionali specialmente legate allo sviluppo tecnologico hanno un problema di inquadramento dal punto di vista CCNL, e quindi i lavoratori spesso deviano verso altre forme contrattuali a causa di contratti temporanei con mansioni spesso varie di cui un’azienda non ha bisogno a tempo indeterminato.
La legge italiana consente di lavorare oltre che come professionista autonomo con partita iva anche con altre forme contrattuali determinate o temporanee.
Precedentemente all’apertura della partita iva può quindi capitare di passare per altre forme contrattuali di lavoro alternative al dipendente come voucher o contratto di collaborazione coordinato e continuativo.
I voucher prevedono solo un monte di ore annuali e di compenso oltre il quale poi si impone assunzione con contratto dipendente oppure, come chiede il TUIR in caso di attività continuativa e abituale, apertura partita iva con relativo indicazione del codice ATECO e iscrizione INPS entro trenta giorni dall’apertura della partita iva.
Anche nel caso di forme contrattuali parasubordinate per sostituire persone che temporaneamente non possono lavorare per congedo parentale o altre motivazioni, la legge impone dei limiti di tempo oltre il quale come sempre si impone assunzione aziendale o cambio di programma con apertura di partita iva.
Oltre queste motivazioni, essenzialmente la scelta di lavorare in modo autonomo è una questione legata alla necessità o alla volontà di poter dire no ad un lavoro che non ci piace.
Come cassa previdenziale la soluzione per le nuove professioni senza ordine, che in molti casi sono di natura libero professionale, è la gestione separata INPS, mentre per i professionisti con ordine esistono altre casse anche se nessuno nega la possibilità per costoro di iscriversi a INPS.
Per quanto riguarda le attività libero professionale della gestione separata, il professionista si impegna a versare IVA per il cliente e volendo può richiedere rivalsa INPS.
Al momento quasi tutte le attività libero professionali di gestione separata prevedono in fattura il 22% di IVA più rivalsa INPS del 4%.
All’INPS invece è prevista una contribuzione del 26,07 % da cui poi sarà tolta la rivalsa se già richiesta in fattura.
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