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Essere autonomi: costi di inizio attività e gestione

  Tra le tante cose che come autonoma ho inserito per i codici ATECO, l’attività principale è quella che più mi interessava a livello di analisi e aggiornamento professionale.  Si tratta di organizzazione e gestione non solo di quello che avevo costruito come artista visuale, ma anche e specialmente di un importante passo verso consulenze a terzi.  Tra le tante analisi fatte in questi anni di attività autonoma ritengo di particolarmente interesse i costi di inizio attività e le spese di gestione dell’attività.  I costi e la gestione non sono indifferenti e sono essenziali per capire le probabilità di reggere non solo al mercato nazionale ma anche e specialmente al mercato globale. È anche un modo per valutare i possibili guadagni commisurati alla gestione nel tempo e per valutare la praticabilità dell’autonomia lavorativa. Sia in caso di inizio che di gestione, il costo principale è la sede ufficiale sia che sia studio o ufficio.  Per un autonomo un ufficio semp...

Privacy: i fondamenti della raccolta dati

 


 L’avvento delle nuove tecnologie ha fatto emergere fin dai primi tempi alcune problematiche relative al trattamento dei dati personali e al diritto alla vita privata degli utenti. 

La legge ha messo i cardini su questi due aspetti in Italia dall’anno 1996 con la legge 675 e poi successivamente con la legge 196 dell’anno 2003 insieme all’Unione Europea con le direttive UE 2002/58/CE e l’attuale GDPR. 

Quello che da subito è stato puntualizzato nella stesura della legge negli anni novanta era che l’uso di un servizio e di conseguenza la cessione di dati personali per l’uso del servizio non obbliga l’accettazione della vendita dei propri dati a terze parti, legate all’azienda o esterne ad esse, oltre il diritto fondamentale alla vita privata di ognuno di noi. 

I nostri dati sono spesso usati per finalità di marketing e ricerche di mercato e non contribuisco alla determinazione della qualità dei servizi, spesso sono metodi al limite del legale per estorcere vendita di ulteriori servizi non connessi con il servizio comprato o per stalkerizzare gli utenti con chiamate inopportune. 

La questione nei servizi quotidiani si è poi spostata con l’avvento di internet e delle tecnologie web sui cookie. 

Premesso che le leggi sopraindicate si sono espresse a tal riguardo, il web fin dai primi tempi prevedeva che in caso di siti con accesso degli utenti questi informassero della presenza e uso di cookie di tracciamento e marketing come per la navigazione normale. Le leggi dall’anno 2014 hanno solo reso obbligatorio l’avviso di presenza e uso di cookie. 

Il GDPR ha poi raccolto e armonizzato il tutto relativamente a questo argomento anche sul web. Guardando alla privacy e alle tecnologie usate è stato detto che per far accedere gli utenti in un servizio o navigare bisognava aggiungere la possibilità di scegliere quali cookie accettare. 

L’iscrizione in alcuni servizi necessita ovviamente di dati essenziali per il funzionamento e per offrirti il servizio acquistato come nei classici servizi quotidiani tipo banche e telefonia. 

La profilazione non autorizzata è sempre stata un problema anche nei servizi quotidiani causa l’abuso spesso perpetrato per supposte indagini di mercato, indagini sulla qualità del servizio e altre pratiche illegali. 

Il cookie tecnico però non è il cookie per finalità di marketing. 

Eccesso di passaggi di dati personali tra le varie piattaforme online presuppone che le piattaforme usano più del cookie tecnico e che queste quindi condividano dati personali con finalità di marketing spesso con annessa cattiva informazione agli utenti e abuso sui dati personali. 

Estrapolare dati personali da presunti interessi di tipo consumistico non è legale se dall’inizio ci siamo opposti all’uso di cookie per finalità di marketing. 

 

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