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Privacy by design: la progettazione a favore della privacy

  Le leggi sulla privacy non bastano quando si parla da un punto di vista tecnico e di progettazione di applicazioni informatiche, perchè non tutti i dati, e neanche tutti i cookie, sono essenziali.  Come utente e beta tester, in alcune piattaforme online, mi sono occupata di questo punto in particolare dal punto di vista tecnico.  Scaricare sempre e solo sugli utenti la questione, non è la giusta direzione, e neanche bloccare l’accesso ad un servizio per non aver accettato cookie per finalità di marketing è corretto.  L’aspetto da tecnico anche in ambito beta è più complesso.  Siamo ormai, in particolare in alcuni ambiti professionali, immersi quotidianamente nelle tecnologie e conviviamo in molti casi con loro anche di notte.  La tecnologia in molti casi interagisce con le tecnologie vicine e necessita di interoperabilità. Questo punto non vuol dire che sia necessario far passare tutto, ma bastano i dati personali essenziali e l’autorizzazione dell’utente...

Domanda critica: architettura è costruire?

 


Domanda critica: architettura e costruire sono due cose che stanno agli antipodi e di tanto in tanto si incontrano di qua o di là in qualche esempio unico e raro? 

A scanso di equivoci bisogna spiegare che se per architettura e costruire si intende mettere un mattone sull’altro senza rispetto alcuno per ciò che si sta facendo quello non è né architettura né costruire. 

Domanda critica: l’urbanistica e l’architettura comunicano o lo fanno solo per causa di forza maggiore? 

Assistiamo spesso al discorso case economiche e case non economiche per variegare l’offerta e rendere il mercato accessibile a tutti, ma il problema è che progettare una casa non può essere solo un discorso meramente economico perché se fosse così le case più costose si distinguono dalle case più economiche solo per le finiture perché in fatto di estetica, forma e colore non c’è differenza. 

In altre parole una villa con tetto a spiovente è sempre una villa con tetto a spiovente salvo metri quadri e finiture. 

In altre nazioni la differenza la fa il committente in quanto consente in molti casi libertà di espressione architettonica per cui vediamo ville avveneristiche. 

In Italia la questione della libertà stilistica è sempre stata incardinata sulla chiesa dove importante era il dogma e il fatto che si seguissero alcuni fondamenti ma per il resto esisteva libertà di espressione progettuale. 

Una volta si narra esisteva la triade vitruviana e il genius loci, dico si narra perché di vederli neanche l’ombra. Mi spiego meglio, quando si decide di costruire per dare un’abitazione ci si dimentica soprattutto che quelli che ci andranno a vivere sono uomini. 

Ora non gli darai una casa con finiture di lusso ma almeno gli si dia una casa degna di questa definizione. 

Triade vitruviana (venustas, firmitas utilitas): nelle case popolari io non le vedo. Per quanto riguarda venustas e utilitas devi sperare che chi le ha progettate abbia buongusto e si sia ricordato dell’essere umano che ci andrà a vivere, per quanto riguarda firmitas devi sperare che l’azienda che l’ha costruite sia stata onesta. 

Genius loci: ossia integrazione col luogo. Quello che vedo è solitamente un cubo architettonico posizionato a scelta del progettista nel luogo che meno crea problemi legali dal punto di vista dei requisiti costruttivi e amministrativi. 

Capisco che la differenza la faccia il committente con il suo budget e probabilmente il budget per le case popolari non è elevato, ma anche in quel caso, un’attenzione a chi ci andrà a vivere bisogna darla altrimenti non gli stai dando una casa ma solo un appartamento in un edificio.

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