Passa ai contenuti principali

Essere autonomi: costi di inizio attività e gestione

  Tra le tante cose che come autonoma ho inserito per i codici ATECO, l’attività principale è quella che più mi interessava a livello di analisi e aggiornamento professionale.  Si tratta di organizzazione e gestione non solo di quello che avevo costruito come artista visuale, ma anche e specialmente di un importante passo verso consulenze a terzi.  Tra le tante analisi fatte in questi anni di attività autonoma ritengo di particolarmente interesse i costi di inizio attività e le spese di gestione dell’attività.  I costi e la gestione non sono indifferenti e sono essenziali per capire le probabilità di reggere non solo al mercato nazionale ma anche e specialmente al mercato globale. È anche un modo per valutare i possibili guadagni commisurati alla gestione nel tempo e per valutare la praticabilità dell’autonomia lavorativa. Sia in caso di inizio che di gestione, il costo principale è la sede ufficiale sia che sia studio o ufficio.  Per un autonomo un ufficio semp...

Dall’ architettura all’ urbanistica: le sfide del futuro

 


Il rapporto classico vecchi centri storici - nuove zone di espansione è forse una delle più contradditorie discussioni sia che guardiamo l’architettura sia che guardiamo l’urbanistica. 

Non è facile progettare in aree attigue ai centri storici per il rapporto che le nuove opere destano nella opinione collettiva ma è ancora più difficile realizzare nuove zone in cui i progettisti sono liberi di sperimentare. 

Le domande sul prossimo futuro riguardano le nuove zone di espansione delle nostre città e dei nostri paesi. Gli scenari sono tanti ma è possibile racchiuderli in congruo numero che hanno dei tratti comuni. 

L’ architettura segue le mode dei cicli e dei ricicli, i progettisti più che cercare un punto di frattura con l’architettura passata prediligono sovente riprendere un vecchio stile ed adeguarlo alle nuove presunte richieste degli utenti proponendolo come innovativo e con il presunto discorso che non si può tenere conto del nostro passato architettonico. 

Domanda: importeremo qualche modello trans-territoriale dislocandolo qua e là senza una reale integrazione ed interazione con il luogo per dare l’impressione di essere tutti figli della globalità dimenticandosi del genius loci? 

Spesso il tentativo di entrare a tutti i costi in un circuito stilistico internazionale fa rieditare qualche idea altrui e la fa portare in Italia senza assolutamente pensare all’impatto che quel modello può avere sul paesaggio in cui verrà localizzato. 

Quando sento gli argomenti di cui spesso gli addetti ai lavori trattano in architettura sembra che lo stato delle cose non sia molto cambiato. 

Dalle discussioni tenute un cinquantennio fa e che si risolsero in quello che poi oggi additiamo come boom edilizio fino alla questione dell’abitare attuale non cambia molto. 

Cosa non fare e cosa non ha funzionato nel passato continua ad essere oggetto di discussione nella critica architettonica attuale. 

Nel passato è venuto a mancare il correlativo tra realtà e previsioni e ad oggi ancora è così. 

In uno stato che demograficamente cambia: l’Italia è un paese che invecchia e che cresce solo per immigrazione vediamo uno stravolgimento del boom edilizio. 

Non si può sempre pensare in termini di nuove costruzioni a meno che non si parli di un nuovo modello di abitare su misura per una popolazione che invecchia o su un nuovo abitare per sostituire un vecchio rione come fu per i sassi di Matera. 

Si può invece sollevare la questione in termini di adeguamento alle esigenze dell’attuale popolazione recuperando il costruito e puntando ad un abitare su  misura dell’uomo come affermavano Le Corbusier o altri architetti. Spesso si tratta di adeguamenti energetici e impiantistici piuttosto che di adeguamenti stilistici. 

Nella storia dell’architettura sono presenti periodi in cui abbiamo costruito con materiali di spoglio, quindi niente di strano che quelle costruzioni oggi sono comunque di interesse culturale e potrebbe essere così anche per quelle odierne. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Appunti di percorsi creativi: "Il pensiero sotteso al design"

  Ricominciare a scrivere dopo un lungo silenzio ed una presa di distanza dal mondo della scrittura vuol dire ritornare sui propri passi e non è facile, specialmente se sei un creativo visuale che usa la scrittura per lo stretto necessario a spiegare i propri progetti.  È difficile dover spiegare a chi ti legge i motivi per cui hai deciso di aprire una pubblicazione sul web, o non pensare al modo come veicolare gli argomenti di cui volta per volta andrai a trattare sapendo a priori che non sono argomenti comuni ma sono piuttosto rivolti a poche persone.  Penso che il primo post deve essere una prefazione su ciò che vorremmo scrivere nei post successivi. Deve rappresentare la nostra linea immaginaria su cui appuntare gli argomenti di cui vorremmo parlare, un riferimento per tutte quelle volte che perdiamo di vista lo scopo per cui si scrive, un appunto da rileggere ogni volta che vengono a mancare le motivazioni per continuare, un assunto da rivedere al bisogno per riorgan...

Design: la produzione che non dimentica il consumatore

    Ho imparato dalla creatività e dal design che il mercato spesso non segue ciò che alcuni pretendono di conoscere.  Un esempio lampante è che in casi di recessione economica le persone tendono a non spendere i soldi per cose superflue ma riducono la loro spesa all’essenziale. Neanche il famoso free raccoglie in taluni casi il consenso previsto in quanto spesso il settore fa gola ad eccessiva pubblicità, schemi piramidali o altre cose non lecite.  È dunque capitato di scoprire che nell’analisi di mercato o del marketing per il pre-arrivo di un lavoro di arte o un progetto di design talune volte le cose che pensavi non potessero piacere raccolgono più consenso delle cose che invece credevi avrebbero ottenuto il consenso.  Come sanno bene le aziende che producono oggetti di uso comune lo studio del mercato prosegue anche dopo la messa in produzione e la conseguente commercializzazione del prodotto.  Lo studio si amplia a cosa cerca il consumatore, cosa piac...

Sicurezza cibernetica: Essere Zero (day)

  Ho per lungo tempo fatto awareness sulla sicurezza cibernetica e beta testing sia in ambiente opensource che su sistemi operativi, programmi e applicazioni proprietari.  Io stessa da programmatore grafico mi sono imbattuta in errori di programmazione legati al pacchetto di sviluppo il cui dubbio è sempre lo stesso: c’è uno Zero day?  Correggere un errore non vuol dire che non ci sia uno Zero day nascosto, ossia una eccezione nel pacchetto di sviluppo che richiede un cambio di programma per aggirare l’ostacolo che in quel momento è sconosciuto.   Alcuni errori emergono dopo molto tempo a seguito dell’uso del software o della piattaforma e sono legati all’usura del codice delle applicazioni.  In un video “Code error - Code correction” ho introdotto un argomento fastidioso in ambito hacking.  Dal punto di vista creativo ho detto in modo diretto che è più bello l’errore che la correzione.  Dal lato sicurezza invece è esattamente il contrario, ovvero un d...