Il rapporto classico vecchi centri storici - nuove zone di espansione è forse una delle più contradditorie discussioni sia che guardiamo l’architettura sia che guardiamo l’urbanistica.
Non è facile progettare in aree attigue ai centri storici per il rapporto che le nuove opere destano nella opinione collettiva ma è ancora più difficile realizzare nuove zone in cui i progettisti sono liberi di sperimentare.
Le domande sul prossimo futuro riguardano le nuove zone di espansione delle nostre città e dei nostri paesi. Gli scenari sono tanti ma è possibile racchiuderli in congruo numero che hanno dei tratti comuni.
L’ architettura segue le mode dei cicli e dei ricicli, i progettisti più che cercare un punto di frattura con l’architettura passata prediligono sovente riprendere un vecchio stile ed adeguarlo alle nuove presunte richieste degli utenti proponendolo come innovativo e con il presunto discorso che non si può tenere conto del nostro passato architettonico.
Domanda: importeremo qualche modello trans-territoriale dislocandolo qua e là senza una reale integrazione ed interazione con il luogo per dare l’impressione di essere tutti figli della globalità dimenticandosi del genius loci?
Spesso il tentativo di entrare a tutti i costi in un circuito stilistico internazionale fa rieditare qualche idea altrui e la fa portare in Italia senza assolutamente pensare all’impatto che quel modello può avere sul paesaggio in cui verrà localizzato.
Quando sento gli argomenti di cui spesso gli addetti ai lavori trattano in architettura sembra che lo stato delle cose non sia molto cambiato.
Dalle discussioni tenute un cinquantennio fa e che si risolsero in quello che poi oggi additiamo come boom edilizio fino alla questione dell’abitare attuale non cambia molto.
Cosa non fare e cosa non ha funzionato nel passato continua ad essere oggetto di discussione nella critica architettonica attuale.
Nel passato è venuto a mancare il correlativo tra realtà e previsioni e ad oggi ancora è così.
In uno stato che demograficamente cambia: l’Italia è un paese che invecchia e che cresce solo per immigrazione vediamo uno stravolgimento del boom edilizio.
Non si può sempre pensare in termini di nuove costruzioni a meno che non si parli di un nuovo modello di abitare su misura per una popolazione che invecchia o su un nuovo abitare per sostituire un vecchio rione come fu per i sassi di Matera.
Si può invece sollevare la questione in termini di adeguamento alle esigenze dell’attuale popolazione recuperando il costruito e puntando ad un abitare su misura dell’uomo come affermavano Le Corbusier o altri architetti. Spesso si tratta di adeguamenti energetici e impiantistici piuttosto che di adeguamenti stilistici.
Nella storia dell’architettura sono presenti periodi in cui abbiamo costruito con materiali di spoglio, quindi niente di strano che quelle costruzioni oggi sono comunque di interesse culturale e potrebbe essere così anche per quelle odierne.

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